Giovanni Manca di Nissa
Prima pagina. Il Comune di Flumini non si farà
Altro che Comune di Flumini: i quindicimila abitanti del litorale resteranno quartesi, perché così vogliono. La raccolta di firme per il referendum sulla secessione si è fermata a poco più di metà.
"Comune di Flumini": qualcuno già si immaginava i cartelli a Margine Rosso, località che si prestava alla perfezione per marcare l'ipotetico confine del Municipio autonomo del litorale. A distanza di due anni dalla nascita del comitato promotore, però, il vento della secessione di Flumini sembra ormai essersi assopito. La raccolta di firme per chiedere il distacco da Quartu si è fermata a quota 1.500, ben lontano dall'obiettivo delle 2.600 sottoscrizioni necessarie per proporre il referendum. LO SPAURACCHIOPericolo scampato, salvo nuove riprese, per la terza città della Sardegna, da sempre distratta nei confronti dei quindicimila residenti nella fascia costiera. Che alla fine voltassero le spalle al Municipio di via Eligio Porcu, era lo spauracchio giunto proprio a ridosso delle ultime elezioni comunali. Il comitato aveva preso come simbolo una riproduzione della torre di Sant'Andrea, rasa al suolo per far posto a una villetta: niente di più emblematico per un territorio devastato dall'abusivismo. IL COMITATO«Siamo a un punto morto», commenta il presidente del comitato secessionista "Civitas Flumini", Giovanni Usai, «la verità è che siamo stati assorbiti da problemi personali di lavoro e l'attività del comitato è rimasta ferma. Le 1.500 firme che abbiamo raccolto non sono sufficienti, ma questo non vuol dire che l'obiettivo dell'autonomia sia sbagliato». Il comitato promotore ha dovuto fare i conti con la diffidenza dei residenti, che vedono la strada dell'autonomia come finire dalla padella alla brace: pochi soldi per il nuovo Comune e tanti problemi da risolvere. LA CIRCOSCRIZIONELa pensa così anche il presidente del parlamentino del litorale. «Anche se fossero state raccolte tutte le firme necessarie», conferma Salvatore Ledda, «la strada sarebbe stata tutta in salita e Quartu magari si sarebbe tenuta per sé il territorio di Margine Rosso e la zona degli alberghi. Meglio concentrare gli sforzi per ottenere un maggiore decentramento per la Circoscrizione, portando nel litorale, ad esempio, una parte del cantiere comunale: i residenti badano più alla lampadina spenta nella via di casa che ai progetti di separazione». LA MUNICIPALITÀC'è chi spinge l'acceleratore su una maggiore autonomia del litorale, ma senza tagliare il cordone ombelicale con la città. «Meglio ottenere fondi, servizi e personale», propone Aldo Argiolas, del Comitato Flumini, «guardiamo agli esempi di Pirri o delle Circoscrizioni di Roma. La voglia di secessione, però, è sempre dietro l'angolo. «Ci consegnino le 1.500 firme e saremo pronti a continuare il lavoro», contesta l'ex presidente della Circoscrizione, Carmelo Barbagallo, «restando legati a Quartu, non abbiamo speranze per il futuro». Giovanni Manca di Nissa (Unioneonline)
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